Che succede a Ceuta?

 

Dal quotidiano "il T", quotidiano autonomo del Trentino Alto Adige / Süd Tirol di Giovedì 6 Agosto 2026

 

Categoria news: LETTERE AL DIRETTORE

 

 

Gentile direttore,

che succede a Ceuta? Non è gente che scappa da una guerra, semmai insegue il nostro modello. Succede che per i furti coloniali prima o poi un prezzo va pagato. Succede che qualche migliaio di migranti che nessun paese europeo ha problemi ad assorbire diventano un’invasione, perché le destre mondiali e i paesi di provenienza sanno usarli come arma.

“Per l’ennesima volta i migranti sono usati da tutti, come sempre.” Necessaria manodopera o clandestini da respingere a seconda del bisogno economico o di quello politico, carne da macello in ogni caso. Come i profughi nelle guerre, come le minoranze cancellate.

Non è una novità, ma le crisi globali, quelle che tolgono sicurezza economica e prospettive di vita, le crisi delle politiche o delle religioni che offrivano un’idea e un riscatto, e la deriva securitaria che scambia la democrazia con l’ordine pubblico, creano la tempesta perfetta per l’ascesa delle destre.

Se fosse questione di numeri si vedrebbe che con il governo Meloni sono raddoppiati sia i clandestini che i regolari. Se fosse un problema di competizione per il lavoro si vedrebbe che non c’è, se fosse un problema della casa si vedrebbe che i migranti pagano alloggi che nessuno vuole, ma non si tratta di questo, la destra aumenta i voti perché indica nei migranti il problema. Ma perché i democratici e quel che resta della sinistra ci rimangono sotto?

E perché i governi di centrosinistra hanno continuato ad inseguire inutilmente la destra con i Cpr, con il decreto espulsioni, con i Daspo e le zone rosse…? Per rispondere alle paure ci dicono, ma è un corto circuito perché nel momento che accetti che i migranti sono il problema, nel momento che arretri sui diritti dei lavoratori e sul futuro del lavoro, hai già servito la carta vincente alle destre.

Perché i migranti fanno paura, perché mettono in discussione gran parte delle certezze occidentali, e perché la paura dell’altro e del diverso e se non è paura è comunque diffidenza l’abbiamo dentro di noi.

Una paura che puoi superare solo se fai Comunità, perché se sei solo contro il resto del mondo non ce la puoi fare, e la Comunità la costruisci se c’è la solidarietà, condivisione, un idea comune per cui il futuro non fa paura. Ma purtroppo liberismo e individualismo hanno spazzato via molte di queste possibilità.

E se l’odore del cibo straniero sul pianerottolo, se quei vestiti e quel velo, se quelle lingue sconosciute, se quando sei in coda al pronto soccorso non ti danno la precedenza anche se sei “a casa tua”..se tutto questo diventa un problema è perché lo è sempre stato, ma oggi non hai qualcosa che ti coinvolge e che ti permette di andare oltre, cala la speranza e cresce il rancore.

I giovani hanno un altro atteggiamento, un’altra capacità di muoversi in un mondo globale, ma comunque anche una parte di loro vengono conquistati dalla retorica della destra che parla di sostituzione e che rivendica i vecchi privilegi dell’occidente colonialista.
La deriva autoritaria in nome della legittima difesa, la criminalizzazione del dissenso sono vecchi strumenti che hanno trovato nuove occasioni per imporsi.

Occasioni costruite, falsità che diventano verità, e combinate con i migranti sono una miscela esplosiva, dalla quale non possiamo proteggersi solo confidando nei valori costituzionali, occorre essere decisi non balbettanti.
E’ difficile uscire da questa situazione, è un problema culturale e non solo politico, è una narrazione sbagliata che si è imposta.

I problemi non vanno negati, ma nell’affrontarli bisogna individuare le cause, perché pretendere doveri e non solo diritti è giusto ma non è possibile se neghi il diritto di cittadinanza. “Aiutiamoli a casa loro”: a parte che le loro difficoltà sono il risultato delle nostre politiche di sviluppo e che “riempire i forzieri dei nostri soci d’affari che li costringono a partire” non è una buona cosa, fa comunque comodo averli nelle cucine dei ristoranti e in agricoltura, come nelle imprese edili e nelle fabbriche, come nell’assistenza dei genitori. Semmai pretendere che rimangano lì e non vadano in giro in auto con lo stereo a tutto volume come fanno i nostri ragazzi suona come quello che hanno vissuto a lungo i trentini emigrati nel mondo.

Sottoscrivo le parole di Domenico Quirico.” I migranti, non illudetevi di liberarvene.. le loro storie, anche a Ceuta sono i pezzi sparsi del nostro paradiso rotto.. saranno liberi quando rifiuteranno di essere usati e quando torneranno indietro non per rassegnazione o per bastonate ma per giudicare e condannare.”

Cambiare narrazione non è facile se un orafo assassino diventa un eroe, ma se è quell’orafo è al centro dei media come dei social non è solo perché le destre pagano per ottenere questo, è anche per la rinuncia a mettere al centro il disagio di chi non ha un lavoro mal retribuito e non trova casa, l’ingiustizia di chi non arriva fine mese mentre altri si arricchiscono mostruosamente, l’espropriazione continua della terre con la quale poter vivere e del bene comune da poter condividere.

Se rinunciamo ad una politica di riscatto degli ultimi, ad una emancipazione sociale, ad una idea di un mondo giusto, forse qualcuno di noi se la caverà, clima e guerre permettendo ma di sicuri scaviamo la fossa a tanti altri.

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Roberto Pinter.




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L'autore della lettera al direttore del quotidiano "il T" è il già Vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento, responsabile Enti Locali del PD Trentino.

La sua analisi è chiara e condivisa dal Circolo Culturale Proletario di Genova che la vuole far conoscere.